In ambito storico, il servizio di proteggere e difendere i cittadini è stato di competenza prevalentemente delle forze armate, i reparti speciali dell’esercito che poi sarebbero confluiti in quelle che attualmente sono le forze di polizia, e, in via residuale, da personale addestrato militarmente al servizio dei potenti, come famiglie nobili o molto ricche, che avevano vere e proprie bande di guardie del corpo, i cosiddetti famigli. Venivano usati anche custodi stanziali per attività di pregio o di deposito valori, come oreficerie, gioiellerie, seterie, banche o monti dei pegni.
Molte comunità di medie dimensioni, come borghi e villaggi, avevano le proprie milizie, organizzate in forma volontaria o a rotazione fra tutti i cittadini, mentre comunità ancora più piccole, come tenute, fattorie e magazzini, si affidavano alle proprie forze per proteggersi.
Con l’industrializzazione del paese, nel XIX secolo, l’Italia si arricchisce progressivamente, ma in modo davvero consistente, di imprese, negozi, fabbriche e altre attività di un certo valore, così come aumentano le abitazioni borghesi che possono contenere, al loro interno, piccole opere d’arte, argenterie e altri oggetti che attirano l’attenzione di malviventi.
Nasce, in questo contesto, una nuova figura professionale dedicata alla protezione della proprietà, una figura specializzata a fungere da deterrente per il crimine, in una routine di controlli, ispezioni e di interventi fisici volti a sorprendere ladri e malviventi: le guardie private rappresentano l’evoluzione dei campieri, al tempo limitati alla sola sorveglianza dei terreni agricoli.
Formalmente, le prime guardie private vengono istituite a Padova intorno all’anno 1870, traendo spunto dalla lungimiranza di un ex ufficiale garibaldino, tale Giuseppe Lombardi, che fondò la prima società italiana di vigilanza privata, non senza subirne ripercussioni: infatti, pur autorizzato dall’allora Prefetto di Padova Luigi Berti, il Lombardi subì, per tale iniziativa imprenditoriale, ben due processi con le imputazioni di “usurpazione di pubblici poteri” e di “accolita di uomini e armi senza permesso dell’autorità governativa”, ottenendone però in entrambe le occasioni assoluzione piena.
L’esperienza padovana non tardò ad espandersi in gran parte del territorio italiano, fin quando, a seguito della Prima Guerra Mondiale, dopo una prima rudimentale regolamentazione e raccolta dei numerosi istituti di vigilanza privata sotto l’egida dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, non fu formalmente normata nel 1931 la specifica attività di vigilanza privata con il Regio Decreto n° 773, il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza.
Un’Italia ancora in cerca di identità, negli anni ‘30, pervasa da profonde agitazioni sociali, con la complessa rimodulazione dei ruoli della borghesia e della ricchezza privata, nel controverso periodo della dura transizione dalla monarchia costituzionale al regime fascista, è il contesto storico nel quale Amedeo Gamberini entra nel mondo della vigilanza privata e comincia a costruire la sua grande impresa.

