Era una calda notte di luglio del 2010. Le strade che attraversano le colline erano immerse nel silenzio e il turno della gpg Enrico L. sembrava scorrere come tanti altri.
Durante il servizio, però, qualcosa attirò la sua attenzione: un camper fermo a bordo strada, in una zona isolata. Da quel mezzo scese una donna visibilmente agitata. Con voce tremante spiegò che il figlio, un bambino piccolo, aveva la febbre molto alta e stava male.
La situazione richiedeva un intervento immediato. Senza esitazione, Enrico prese una decisione: accese i lampeggianti e si mise alla guida, scortando il camper fino all’ospedale Le Scotte di Siena. In pochi minuti, quella che poteva diventare una notte drammatica si trasformò in una corsa verso un luogo sicuro.
Una volta arrivati al pronto soccorso, il personale sanitario intervenne tempestivamente prendendosi cura del bambino. I genitori, visibilmente provati ma sollevati, ringraziarono più volte Enrico per l’aiuto ricevuto. Il padre, come gesto di riconoscenza, cercò anche di offrirgli del denaro, ma lui rifiutò con semplicità.
Per Enrico non si era trattato di qualcosa di straordinario, ma semplicemente di fare il proprio dovere. Eppure, episodi come questo raccontano molto più di un normale turno di lavoro: raccontano la capacità di riconoscere una situazione di bisogno e intervenire con prontezza, umanità e senso di responsabilità.
A distanza di anni, Enrico ricorda ancora quella notte con un sorriso. Non solo per ciò che ha fatto, ma per aver contribuito, anche solo per un momento, a riportare serenità in una famiglia in difficoltà.
Luglio 2010, Siena (SI)

