Scontro al supermercato

100 storie a lieto fine

Era il 4 marzo 2006 quando Monica M., GPG in servizio fisso presso un supermercato di Torre del Lago, iniziò il turno come ogni altro. Appena giunta sul posto venne subito intercettata dall’addetta all’antitaccheggio, che senza troppi preamboli le indicò un soggetto sospetto: “Fermalo, ha preso un sacco di roba!”

Monica M. non esitò. Andò incontro all’uomo, che invece di fermarsi le sferrò uno spintone. La GPG reagì d’istinto, rispondendo con fermezza e sbattendolo contro il bancone dell’accoglienza clienti. Con il manganello pronto, gli ordinò di seguirla nello stanzino del personale.

Una volta dentro, gli intimò di svuotare le tasche, restando in posizione davanti alla porta aperta. L’uomo iniziò a tirare fuori di tutto: bottiglia di limoncello, shampoo, creme e altri prodotti. Ma subito dopo, la situazione degenerò. Insulti, sputi, minacce. Monica M. restò impassibile, comunicando con prontezza via radio con la centrale per chiedere l’intervento dei Carabinieri.

Ma non era finita. L’uomo, visibilmente alterato dall’alcol, all’improvviso tirò fuori un coltello. Monica M., senza perdere il sangue freddo, afferrò la prima cosa che aveva a portata di mano — proprio quella bottiglia di limoncello che poco prima lui aveva rubato — e gliela lanciò contro. Il gesto fulmineo colse il soggetto alla sprovvista: nel tentativo di prendere la bottiglia, fece cadere il coltello. Fu allora che Monica M. lo costrinse a sedersi, mantenendo la situazione sotto controllo fino all’arrivo delle forze dell’ordine.

I Carabinieri lo ammanettarono, ma appena condotto fuori, l’uomo reagì con violenza, colpendo con una testata uno degli agenti. La situazione proseguì in caserma, dove fu necessario l’intervento del personale medico per sedare il soggetto, che continuava a colpirsi contro muri e vetri.

Il giorno dopo si tenne il processo per direttissima. L’uomo risultò avere a carico una lunga lista di precedenti: favoreggiamento della prostituzione, rapina, furto, spaccio di droga, più un decreto di espulsione mai rispettato. Nonostante ciò, e nonostante l’aggressione al Carabiniere, la pena inflitta fu di soli 23 giorni di reclusione, a causa della seminfermità mentale dovuta allo stato di ebbrezza.

Monica M. ricorda bene il momento in cui il carabiniere ferito si presentò davanti al giudice, il volto ancora fasciato, dicendo: “Guardi cosa mi ha fatto… solo 23 giorni.”
La risposta del giudice fu secca: “Stia attento, altrimenti la denuncio per vilipendio alla corte.”

Quando il soggetto venne portato via, passò accanto a Monica, ancora ammanettato, e le sussurrò con odio: “Io ti torno a cercare.”
Ma la risposta della GPG fu semplice e ferma: “Ti aspetto.”

Una serata che poteva finire molto peggio, se non fosse stato per il sangue freddo, la preparazione e la determinazione di chi ha scelto di indossare una divisa per proteggere gli altri.

 

Marzo 2006, Torre del Lago (LU)

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