Era una mattina come tante altre, di quelle in cui il cielo coperto avvolge la città in una luce grigia e opaca. L’appuntato David M. era di servizio antirapina davanti alla banca nella zona industriale di Prato, gli occhi sempre vigili al via vai dei clienti, operai con tute impolverate, imprenditori che andavano di fretta e anziani con l’ombrello sotto braccio.
Fu allora che la vide. Una signora distinta, dall’aria smarrita, che si avvicina a passi lenti, stringendo la borsetta con entrambe le mani. I suoi occhi lo scrutavano con un misto di esitazione e speranza.
«Mi scusi, mi conosce?» gli chiese all’appuntato con voce incerta.
Una domanda davvero sorprendente. Cercò di ricordarsi, ma no, non l’aveva mai vista prima. Lei abbassò lo sguardo, quasi a sentirsi in colpa per la sua stessa domanda.
«Non ricordo dove abito…» aggiunse, con un filo di voce.
In quel momento David M. capì tutto. L’orribile sensazione di essersi persa in un labirinto di strade tutte uguali. La signora cercava un appiglio, un volto amico che la riportasse a casa, perché la sua mente non ricordava.
Per aiutarla, l’appuntato la invitò con gentilezza ad accomodarsi in banca, dove avvisò anche la direttrice. I due, insieme, tentarono di aiutarla a ricordare qualcosa, un nome, un indirizzo, un numero di telefono. Nulla. Solo un grande vuoto. Le offrirono dell’acqua, mentre le loro parole si intrecciavano a sorrisi rassicuranti. David M. contattò dunque la polizia, che inviò subito una pattuglia.
La signora era ben vestita, curata, segno che qualcuno da qualche parte la stava aspettando con ansia. Poco dopo, il telefono della centrale di polizia squillò, la pattuglia venne avvisata che c’era una figlia preoccupata in cerca della madre. Il puzzle finalmente si ricompose.
Quando la donna vide arrivare sua figlia, i suoi occhi si illuminarono per un istante, come un lampo nella notte. La abbracciò accarezzandola al volto e alla testa, nel mentre si allontanavano, la figlia le stringeva la mano con dolcezza, sussurrandole parole di conforto.
Rimase per un attimo fermo, a osservarle. Poi, con un sospiro di sollievo, David M. tornò al suo posto, mentre la città continuava a scorrere davanti ai suoi occhi. E pensò che il lavoro di una guardia non è solo proteggere, ma anche restituire. Restituire sicurezza e speranza.
Marzo 2006, Prato (PO)

